Duplicazione di dispositivi con dcfldd

di Maurizio Anconelli

Prendiamo spunto dal rilascio della versione 1.2 (http://prdownloads.sourceforge.net/dcfldd/)per parlare di questa versione di DD modificata ed adattata al lavoro “duro” in ambito Computer Forensics dai programmatori del DoD(Department of Defense) Computer Forensic Lab, in particolare da Nick Harbour che, pur non essendo più affiliato al DCFL ne continua la manutenzione ed implementazione.

Chi già utilizza dd come programma principale nella fase di duplicazione e nel trattamento generico di blocchi di dati non troverà particolare difficoltà nell'impiego di questo tool.

Il cuore del programma è lo stesso, i comandi di base sono gli stessi, la robustezza di dd è stata semplicemente integrata con funzionalità atte a migliorare il lavoro di duplicazione ed a velocizzare per quanto possibile la verifica di un dispositivo, fase che costituisce sempre uno spreco di tempo non indifferente. In particolare sono state inserite funzionalità di hashing, di wiping con patterns definiti e lo stato di output.

La pagina man di dcfldd risulta particolarmente scarna, il contenuto è praticamente lo stesso ottenibile con l’opzione --help da linea di comando.

Il vantaggio maggiore del programma risiede senza dubbio nel calcolo dell’hash simultaneamente alla creazione della copia eliminando il passaggio aggiuntivo richiesto con l’utilizzo di dd. Non solo, con la funzione ‘hashwindow=’ possiamo impostare un range per il quale calcolare l’hash relativo, oltre ovviamente a quello corrispondente all’immagine totale.

L’opzione ‘hashalgorithm=’ permette di scegliere il tipo di algoritmo da utilizzare, con la versione attuale sono disponibili: MD5 (default), SHA-1, SHA-256, SHA-384 e SHA-512.

L’altra opzione rilevante è ‘textpattern=’ , che assieme a ‘pattern=’permette di inserire una stringa di testo personalizzata come input e quindi come output nella fase di cancellazione dei supporti (‘pattern’ utilizza uno specificato pattern binario al posto del testo).

Vediamo una serie di esempi su una chiave usb da 32Mb in /dev/sda1.



Utilizzato come dd non risultano particolari differenze, a parte il comodo output in tempo reale dei blocchi processati. E’ possibile disabilitare l’output attraverso l’opzione ‘status=off’:

$ dcfldd if=/dev/sda1 conv=sync,noerror of=/mnt/morgue/case1.img



Con la funzione ‘hashwindow’ calcoliamo l’hash dell’immagine parallelamente alla duplicazione ed attraverso ‘hashlog’ reindirizziamo il risultato in un file. Da tener presente che l’attivazione della funzionalità di hashing avviene attraverso l’opzione ‘hashwindow=0’ in quanto il parametro 0 forza l’hashing dell’intera immagine :

$ dcfldd if=/dev/sda1 conv=sync,noerror hashwindow=0 hashlog=/mnt/morgue/case1.img.md5 of=/mnt/morgue/case1.img



Modifichiamo l’opzione ‘hashwindow=0’ in ‘hashwindow=4M’ ed otteniamo in output il calcolo del valore md5 ogni 4Mb oltre al normale hash md5 dell’immagine completa:

$ dcfldd if=/dev/sda1 conv=sync,noerror hashwindow=4M hashlog=/mnt/morgue/case1.img.md5 of=/mnt/morgue/case1.img



Attraverso il parametro ‘hashalgorithm=sha256’ utilizziamo l’algoritmo relativo al posto del predefinito md5 (tener presente che all’aumento di complessità dell’algoritmo corrisponde un aumento del tempo necessario alla procedura di duplicazione):

$ dcfldd if=/dev/sda1 conv=sync,noerror hashalgorithm=sha256 hashwindow=0 hashlog=/mnt/morgue/case1.img.md5 of=/mnt/morgue/case1.img



Col seguente comando cancelliamo il device inserendo come pattern la stringa “cybercrimes.it”:

$ dcfldd textpattern=”cybercrimes.it” of=/dev/sda1



Due parole su quest’ultima funzionalità: personalizzare la “sterilizzazione” di un disco è una caratteristica interessante a patto di non abusarne in quanto oltre a complicare la fase di verifica della cancellazione completa, può creare non pochi problemi durante l’analisi producendo una moltitudine di falsi positivi nella ricerca di stringhe e valori.


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