di Nanni Bassetti
La scienza
forense applicata all''informatica è ancora una materia
giovane ed in via di sviluppo,
ma specialmente al costante
inseguimento della tecnologia.
Infatti i computer crescono di
numero e di capacità, gli hard disk sono sempre più
grandi e le memorie
si sprecano in vari dispositivi, dai cari
floppy disk ai DVD, alle USB Flash Memory, alle memory card,
ai
cellulari ecc. ecc.
L''autorità Giudiziari, spesso non
riesce a star dietro a tutto questo ed inoltre non sa come
comportarsi
di fronte a dei dati così facilmente
alterabili e, a volte, deperibili, quindi è compito degli
investigatori
del futuro adottare un protocollo comune di
repertaggio, custodia ed analisi dei dati.
La scelta comune degli
strumenti di repertaggio è caduta sull''Open Source Software,
ossia tutti quei programmi
il cui codice è disponibile al
pubblico, in modo tale da non poter sollevare il "ragionevole
dubbio", che il programma
di acquisizione o analisi faccia
cose strane, non dimentichiamo che il magistrato non è un
informatico e quindi
potrebbe accettare l''ipotesi che alcune
prove digitali siano adulterate da software di cui non si sa il
codice
sorgente, così da invalidare tutta
l''indagine.
Fase 1 - L'acquisizione
Prima di
acquisire dei dati da un hard disk imputato, bisogna fugare ogni
dubbio, che l''investigatore
abbia potuto adulterarlo, ecco che si
deve bloccarlo in scrittura.
Per far questo si possono usare dei
meccanismi hardware, i cosiddetti "write blocker", che sono
anche un tantinello
costosi, oppure far partire il computer
sequestrato da una distribuzione Live di Linux costruita per la
Forensics and Incident Response, che "montano" gli hard
disk del computer in sola lettura.
Le distribuzioni più
famose sono: Helix, F.I.R.E. e IrItaly Live CD.
In questo caso
useremo Helix Ver. 1.7 (07/03/2006)
Ore 10:00
Si sballa il
computer sequestrato e si apre il case.
Stacchiamo
l''alimentazione elettrica dall''hard disk
Accendiamo il computer
e capiamo come si entra nel BIOS.
Controlliamo che come è
regolato l''orologio del BIOS e la sequenza di Boot.
Impostiamo il
boot da Cd-Rom.
Spegniamo il computer e riavviamo, sempre l''hard
disk staccato, così testiamo che il boot da cd funzioni
bene.
Dopo aver verificato che parte il cd, spegniamo il computer,
attacchiamo l''hard disk esterno USB, che ci servirà per
conservare la nostra copia dell''hard disk originale, e riavviamo
(con un ditino sul tasto power...non si sa mai)
Dobbiamo EVITARE
assolutamente che il computer parta dall''hard disk, perchè
potrebbe scrivere qualcosa (file di swap, ecc.)
e
cancellare/adulterare il contenuto del disco da analizzare.
Ore
10:30
Siamo nel sistema Helix, un ambiente grafico a finestre
che ci mette a disposizione vari strumenti di acquisizione ed
analisi,
come il celeberrimo Autopsy, l''Adepto, il foremost e
PyFlag, visualizzatori di immagini, suoni e video, un''intera suite
di Open Office ecc. ecc.
Subito ci segnamo il numero di serie
ed il modello dell''hard disk (hdparm -I
/dev/hda oppure lanciando ADEPTO e scegliere l'hd sorgente),
poi, prima di iniziare le copie, montiamo in scrittura/lettura
l''hard disk esterno:
Lanciamo il Root Terminal e scriviamo mount
-o rw /dev/sda1 /media/sda1 + Invio
Adesso
è il momento di iniziare l''acquisizione vera e
propria...lanciamo Adepto, scriviamo il nome dell''investigatore ed
il numero
del caso, poi scegliamo il drive sorgente /dev/hda ed il
drive destinazione, stiamo attenti a NON scegliere /dev/sda1
altrimenti effettuerremmo
una clonazione del disco, mentre noi
vogliamo un file immagine, più facile da gestire.
Infatti il file immagine, image.img, può essere compresso,
diviso in pezzi di varia grandezza e l'hd esterno mantiene la sua
capacità, mentre in caso di clonazione, l'hd esterno sarà
visto della stessa dimensione dell'hd clonato.
Scegliamo
il nome del file immagine (es. image.img) e poi nelle opzioni di
copia scegliamo l''SDD (che è una versione più veloce
del famoso DD
di Linux), infine scegliamo l''hash MD5 per firmare
digitalmente la copia e confrontarlo con l''hash del disco originale,
in modo da fugare
ogni dubbio che la copia non sia uguale, bit per
bit, al disco originale.
Ed ora premiamo START, possiamo uscire
coi nostri amici inquirenti a farci un luuuungo caffè, perchè
la velocità media (con USB 2) di copia è 1Gb al minuto,
quindi se l''hard disk da copiare è di 80Gb ci vorranno 80
minuti.
Il caffè è finito!
Siamo tornati
dal bar è vediamo che l''Adepto sta effettuando la verifica
dell''hash, altri 80 minuti...andiamo al ristorante.
Il pranzo
è finito!
Ore circa le 13:30
Finalmente vediamo che
l''Adepto ha terminato il suo lavoro, cliccando sulla tab LOG,
vediamo un file di log che dice tutto del computer
inquisito
(schede istallate, hard disk, ecc.) ed infine le operazioni compiute
e il confronto dei due codici hash, originale e copia
che devono
coincidere e ...per fortuna coincidono!
Adesso salviamo il file di
log di adepto su hd esterno e spegniamo il computer.
Possiamo
cominciare a compilare i documenti che sintetizzano cosa abbiamo
fatto ed i documenti di "catena di custodia", chi prende
la
copia in consegna, chi è il testimone, a che ora viene
consegnata e dove sarà ubicata (laboratorio
dell''investigatore, ecc.)
Poi alla riconsegna della copia
scriveremo cosa ne abbiamo fatto, per esempio, masterizzata su più
DVD da consegnare agli inquirenti, che devono avere la copia per uso
d''ufficio e per eventualmente fornirla alla difesa.
Prima di
passare all''analisi proviamo ad attaccare l''hard disk esterno alla
nostra forensics station, che se ha solo Windows Xp e l''hard disk
esterno è stato formattato in EXT2 o EXT3 non riusciremo a
leggere.
E'' utile aver il software Ext2IFS che installa dei
drivers in windows, che permettono di leggere gli hard disk
formattati in EXT3 o EXT2 come se fossero hard disk NTFS o Fat, così
da poter usare tutti gli strumenti di analisi o masterizzazione, che
siamo abituati ad usare sotto windows.
Seguirà la
seconda parte intitolata "L''ANALISI"
Dott. Nanni
Bassetti
http://www.nannibassetti.com

| Per
informazioni contattare staff@cybercrimes.it
Il logo cybercrimes.it e le immagini relative sono di proprietà del sito. La documentazione presente nel sito è soggetta alla licenza Creative Commons ed è quindi liberamente riproducibile riportando il nome dell'autore originale. |