Il caso di cronaca della giovane austriaca rapita otto anni fa e liberata questa estate,
potrebbe aprire un nuovo e inaspettato scenario a chi si occupa di computer forensic.
Si apprende infatti, da fonti giornalistiche, che il rapitore usò per la scrittura delle sue memorie,
un "vecchio" pc: il mitico Commodore 64.
Per molti "Commodore 64" può rappresentare una banalissima sigla.
Ma per chi lavora nel settore informatico da almeno vent'anni,
potrà ricordare come il C64 rappresentò un boom tecnologico di portata mondiale.
La concorrente della Commodore International, la Apple non riuscì a contenere
l'incredibile successo di vendite del C64 con il modello AppleII.
Tutto dovuto a tre fattori:
· ad un prezzo sostanzialmente dimezzato;
· a performance più elevate;
· a una maggiore dotazione di software.
E' difficile dimenticare l'innovazione che questa "macchina" portò nel mondo informatico,
fino ad allora ingessato in grandi CED con unita' centrali e "terminali stupidi".
Nel 1983, quando prestavo servizio per il Ministero della Difesa presso CINCNAV,
avevo avuto in dotazione per la mia attività, proprio un C64.
Solo un anno dopo, mi veniva messo a disposizione nella versione portatile, denominata Executive.
L'Executive è il primo computer portatile a colori della storia.
Sicuramente è stata una esperienza di lavoro irripetibile, soprattutto in relazione a questa importante svolta
nella storia dell'informatica: la nascita degli home computer.
Analizziamo ora l'hardware del C64.
Alla Commodore sfruttarono ogni bit di memoria disponibile, creando programmi oggi impensabili.
Si consideri, che il processore MOS 6510 (derivato dal 6502) "girava" a poco più di 1 Mhz.
La memoria RAM era di ben 64 Kb inclusi 39 Kb dedicati all'utente. La ROM di 20 Kb.
La risoluzione grafica era 320x200 a 16 colori e l'audio a 3 canali + rumore.
La tastiera mod. Typewriter a 61 tasti e due porte joysticks standard D (9 pins).
Interfacce: IEEE 488 - RS 232 - Composite video (DIN 5 pins).
I supporti magnetici erano i nastri tipo audiocassette o i floppy disk da 5,25".
I device per la lettura e scrittura dei dati erano l' unità a nastro e il lettore di floppy entrambi esterni.
Ma quali problemi ha creato il Commodore 64 per tornare alla ribalta dopo più di vent'anni?
Pare che la Polizia austriaca, abbia avuto difficoltà nel trasferimento dei dati
e che l'analisi degli stessi risulti particolarmente difficile.
La computer forensic, nasce in tempi recenti e di conseguenza trova applicazione in sistemi e apparati informatici
con determinate caratteristiche dettate dall'evoluzione tecnologica.
Oggi, i supporti magnetici di uso comune sono gli hard disk, i cd-rom, le memory card, i floppy disk da 3,5",
anche se questi ultimi di recente stanno scomparendo dalle configurazioni base dei pc.
Dalle poche notizie in merito al caso, si possono ipotizzare due ordini di problemi.
Potrebbe esserci stato un problema nell'interfacciamento hardware tra i device del Commodore e un personal attuale,
con possibili perdite di dati durante il trasferimento su supporti magnetici di uso recente, sicuramente hard disk.
Il secondo problema, può essere relativo ai dati che eventualmente si riusciranno ad estrarre e che potrebbero essere inutilizzabili
a causa di una specificità nella gestione dei file di testo.
In questo caso si è fatto riferimento, agli standard di codifica caratteri ASCII e PETSCII.
Nei personal di oggi è il codice ASCII che stabilisce la corrispondenza tra lettere dell'alfabeto, le cifre da 0 a 9,
i segni di interpunzione e il corrispondente numero binario.
Nel C64 è il PETSCII conosciuto anche come JACKASCII.
Infatti il PETSCII è un'idea di Jack Tramail fondatore della Commodore.
Purtroppo, pare che il PETSCII e l'ASCII non vadano particolarmente d'accordo.
Ne avrete certezza quando proverete a leggete una linea di ASCII su un Commodore e viceversa.
Qualche fortunato avendo l'hardware necessario, avrà sicuramente la possibilità di sperimentare quanto teorizzato.
Se non si ha a disposizione un C64, si può tentare una ricerca nel vasto mercato dei computer d'epoca,
tra gli appassionati di retrocomputing.

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