La parola terrorismo continua ad essere una delle più frequenti nei giornali di tutto il mondo. Se ad essa associamo l’aggettivo ‘informatico’ è facile immaginare scenari presi a prestito da film quali War Games o Swordfish: schermi con mappe e strade fluorescenti, hacker curvi su tastiere nella penombra di sgabuzzini fumosi, militari agitati dietro monitor lampeggianti. Dan Verton spazza questi stereotipi con la violenza di un’indagine approfondita sugli aspetti reali della minaccia ‘cyber-terrorismo’.
Non è detto che troviate questo libro nello scaffale
dedicato all’informatica, potrebbe infatti essere tra i volumi
della politica contemporanea, attualità o criminologia.
L’argomento trattato da Verton, ex funzionario
dell’Intelligence del Corpo dei Marines nonché
pluripremiato scrittore e giornalista tecnologico, ha infatti una
notevole valenza in parecchi settori critici del momento attuale.
Già i primi paragrafi riescono a rimuovere alcune opinioni
dettate dall’appartenenza ad ambienti operativi più o
meno ristretti o elitari. Abituati a ragionare da tecnici informatici
è facile, infatti, pensare al terrorismo informatico come ad
una minaccia costituita dalle possibili vulnerabilità delle
reti e dei sistemi informatici strategici in generale, da attacchi
mirati a sfruttare tali vulnerabilità in ambito civile o
militare, o da programmi e tecnologie sviluppate da menti brillanti
per gruppi con finalità illegali e distruttive.
La minaccia del cyber-terrorismo non è questo o, meglio,
non solo.
Verton evidenzia subito come sia un errore valutare i pericoli dei
sistemi informatici separatamente dal contesto ambientale e
strutturale nei quale sono collocati. La tecnologia informatica è
ormai parte integrante ed indispensabile della maggior parte dei
servizi ma, allo stesso modo, dipende essa stessa dal perfetto
funzionamento della maggior parte degli stessi.
Se manca l’elettricità il computer si arresta. Anche
se siete dotati di gruppi di continuità o di generatori
ausiliari, dovrete prima o poi terminare l’attività , è
solo questione di tempo. La caduta accidentale di un albero su un
traliccio dell’alta tensione ha oscurato l’Italia intera,
pensate cosa può fare un attacco pianificato e coordinato allo
scopo di oscurare anche solo un obbiettivo mirato.
L’interconnessione dei servizi fornisce più punti di
possibile attacco da parte dei gruppi terroristici e Dan Verton lo
evidenzia attraverso scenari inseriti in brevi e dannatamente
possibili storie che fanno da cornice all’analisi dettagliata
del panorama preventivo statunitense.
Sono analizzate le varie azioni cautelative già adottate
dal governo degli Stati Uniti senza timore di evidenziare i punti
deficitarii o le complete mancanze dei vari organi preposti al
controllo ed alla prevenzione ( CIA, FBI, NSA ecc…). Come
appendice è addirittura presente un elenco delle
infrastrutture critiche da proteggere (relativamente agli Stati Uniti
ma facilmente trasponibili alla realtà italiana), nel quale
sono menzionati impianti idrici, elettrici, nucleari, chimici, reti
di distribuzione alimentare, banche ecc….
Molti statunitensi, tra i quali parecchi funzionari governativi,
hanno provato più di un brivido gelido leggendo questo libro,
nonostante gli Usa siano il paese più avanzato nella
prevenzione e nella lotta al terrorismo. Per chi si appresta a
leggere l’edizione italiana valgono quindi due consigli:
attendere l’estate o assicurarsi una buona scorta di coperte.
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Dan Verton Ghiaccio Sporco – La minaccia invisibile del cyber terrorismo 2003, McGraw-Hill Lingua: Italiano |

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